7.10.1814. Una Parma neoclassica
7 ottobre 1814 – All’età di 34 anni, l’architetto Nicolò Bettoli è ammesso all’Accademia di belle arti come consigliere. Bettoli è un artista capace di cambiare il volto della città e di insegnare un gusto nuovo ad un’intera generazione.
Per circa 40 anni, non c’è progetto architettonico a Parma che non porti la firma “Nicola Bettoli”. Che lavora seguendo un’idea precisa e costante: dare alla città un’immagine nuova, un ordine, un equilibrio.
Nicola Bettoli è un neo classicista. Come affermerà ad una lezione tenuta nel 1823, solo l’arte greca – che vede come il perfezionamento delle invenzioni dell’antico Egitto – esprimono la vera bellezza:
“l’architettura greca gode d’una reputazione costante, sostenuta nelle vicende di tanti secoli, anzi la voce comune vuole che l’eleganza e le grazie non mai uscite di Grecia dove sono nate e cresciute”.
Vuole allora ridisegnare edifici e strade prendendo a modello gli edifici antichi, per cancellare ciò che hanno prodotto il Medioevo e il Rinascimento. Per lui, il gotico è fatto di “capricci”, mentre il Rinascimento è futile “amore per la novità”, quindi entrambi decadenti:
“la maggior parte delle nostre chiese, e così tanto i gotici quanto i posteriori sono indecenti, non solo i templi, ma ogni genere di edifizj, siano pubblici o privati, signorili o volgari”.
Dei moderni, si salvano solo Brunelleschi, Bramante e Palladio, non Michelangelo, cioè quelli che hanno recuperato le proporzioni della Grecia classica.
La sua visione convince il governo Ducale, che da questo 1814 fino alla morte nel 1854 gli affida un gran numero di lavori per costruzioni nuove e ristrutturazioni delle vecchie.
Bettoli disegna o ridisegna il Palazzo Ducale, il Teatro Regio, le beccherie della Ghiaia, il Palazzo del Giardino, il Collegio Maria Luigia, una nuova sede per l’Università (poi utilizzata come Tribunale), la Biblioteca Palatina con la sala privata della duchessa, il Teatro Farnese, la Camera di San Paolo, Santa Maria del Quartiere, il Palazzo delle Poste Ducali (poi sede della Provincia).la scuola dell’Accademia, gli spazi della Galleria Nazionale, il Casino dei Boschi di Sala Baganza, la Reggia di Colorno.
Non importa se si tratta di luoghi di cultura, di governo o un mercato, per tutti il modello è il medesimo; colonne per scandire lo spazio, equilibrio fra volumi, simmetria.
“Tutti gli edifizj – afferma – sono soggetti alle stesse leggi di simmetria, di convenienza, d’accordo, dalle quali risulta un’ armonica forma ed unità inseparabile da qualche rassomiglianza ed analogia”. “La solidità degli edifizj immutabilmente consiste in primo luogo in un giusto equilibrio fra gli urti ed i contrasti fra azioni e reazioni di membra; e quindi si vuole che il pieno sia sul pieno, il vuoto sul vuoto, che la maggior robustezza sia nella base e nei fianchi, che gli ordini massicci e pesanti siano i più bassi; i leggeri e gentili siano più alti; che nulla resti senza sostegno, né vi sia sostegno senza necessità”.
L’opera di Nicolò Bettoli andrà fin oltre la sua vita. Le sue idee saranno trasmesse ad una generazione di architetti, tutti convinti dell’opportunità di plasmare una nuova Parma.
Una visione che si realizza, dunque? In realtà no, perché la generazione successiva sarà già stanca del classicismo e perché diversi lavori del nostro architetto non avranno vita lunga. I porticati accanto al Palazzo delle Poste saranno demoliti dal sindaco Mariotti e le beccherie in epoca fascista. Palazzo Ducale e biblioteca privata distrutti dalle bombe del 1943, che costringono anche a rifare il Palazzo del Giardino e il Teatro Farnese.


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Succede il 7 di ottobre:


