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28.2.1676. L’infallibile taumaturgo di Ranuccio

28 febbraio 1676 – La duchessa Maria d’Este giace immobile nel suo letto nel palazzo della Pilotta, dove ha appena dato alla luce un bambino morto. Lei stessa pare non avere più vita e già a corte si preparano i messaggi da inviare nelle capitali d’Europa per annunciare il lutto.

Ma suo marito, il duca Ranuccio II, che di mogli ne ha già perse due, non si rassegna. Gli è stato appena comunicato che nel suo ducato da qualche giorno è giunto un frate cappuccino che fa cose straordinarie. È arrivato a San Siro di Piacenza il 4 febbraio e una settimana dopo in quel paese ha risanato due donne, una certa Maria Lutgarda, da tempo costretta a letto da febbre e feroci dolori, e una monaca, Maria Scolastica, che era muta. Il frate le ha benedette e adesso la prima cammina e canta e l’altra parla e sente.

Ranuccio ordina di trovare il frate e portarlo a Parma, perché provi a ridare vita anche a Maria d’Este. Detto fatto: quel sant’uomo entra a palazzo, raggiunge il capezzale della duchessa, le fa un segno di croce sulla fronte e lei si alza da letto perfettamente ristabilita. In città, la notizia della morte della duchessa è già sulla bocca di tutti: per mostrare che invece è viva, Maria va a piedi fino in Steccata; è l’unica volta che una duchessa Farnese si muove a piedi.

Tutti i parmigiani accorrono a far festa, i cannoni della Cittadella sparano a salve, Ranuccio lancia monete a molti poveri radunati attorno alla Steccata.

Chi è questo guaritore miracoloso? Si chiama Francesco da Bagnone, sacerdote cappuccino che ha preso i voti a Faenza, è rimasto per alcuni anni in convento a Nonantola e ora viene a Parma per studiare nel collegio dei Gesuiti.

Per come si è presentato, è evidentemente il benvenuto. Così benvenuto che Ranuccio non lo lascerà mai più andar via da Parma. Il duca gli promette eterna gratitudine e gli spiega che dovrà restare per sempre.

Padre Francesco Tonarelli da Bagnone viene mandato al convento francescano di Colorno. Qui il suo primo provvedimento è far portar via i piatti d’argento che il duca gli ha donato. Una sola cosa questo frate vuole dalla vita: frugalità. Assiduo nella povertà e nella preghiera, indossa spesso un cilicio di ferro e non mangia né carne né pesce; ne aveva mangiata troppa in gioventù e ora soffre di gotta e di podagra, che lo terranno a letto negli ultimi dodici anni di vita, o meglio, steso sul pagliericcio della sua cella, dove ci sono solo un crocefisso e un’immagine della Madonna che gli regala Margherita Farnese.

Da questa cella, il cappuccino continua a fare miracoli. Guarisce i bachi da seta della signora Vittoria Lolli a San Pancrazio. Guarisce il cavallo di un nobile bolognese lì lì per vincere un premio a Modena. Moltiplica il grano di un piccolo possidente della Garfagnana in un anno di particolare penuria. E soprattutto ridà la salute a indemoniate, febbricitanti, ciechi, zoppi, affetti da pleurite, gotta, calcoli, ortopnea, cefalee e moltissimi altri mali, a volte sconosciuti.

La sua fama è tale che arrivano richieste di aiuto da ogni dove. Al suo convento a Colorno giungono messaggi e messaggeri da principi tedeschi e spagnoli; anche l’imperatore Leopoldo chiede l’intercessione del frate di Parma. Fuori dal monastero c’è spesso folla. Una volta, per togliere l’assedio al convento dei cappuccini in città, dove padre Francesco si era spostato, il duca lo fa uscire dal retro e lo nasconde per diversi giorni nel suo Palazzo del Giardino. Un’altra volta si risolve a trasferirlo in segreto a Fontevivo.

Per rispondere a tutte le richieste di aiuto, la taumaturgica benedizione di Francesco da Bagnone viene stampata, in 25.000 copie! Sono poi spedite a chi attende una grazia. Nel caso del moribondo governatore di Milano Antonio Lopez de Ayala y Velasco conte di Fuensalida, il cappuccino firma di suo pugno il testo dell’orazione; poche settimane dopo il conte comunica di essere perfettamente guarito e ringrazia.

Il frate è capace anche di profezie. Nel 1678, alla partenza dell’annuale pellegrinaggio di Ranuccio a Loreto, predice la morte di una dama di corte: effettivamente la cameriera Bernardina Casalgrandi si ammala all’inizio del viaggio di ritorno e si spegne prima di tornare a Parma, il 15 ottobre. Vaticina anche parti, guarigioni e morti, in un caso pure con assunzione in paradiso. Una volta predice la guarigione di un marchese tanto moribondo che il celebre medico Pompeo Sacco giura di bruciare tutti i propri libri se fosse guarito; il marchese guarisce, ma non crediamo che il medico terrà fede alla promessa. Il frate preannuncia anche la vittoria cristiana nell’assedio ottomano di Vienna del 1683, quando tutti sono convinti dell’imminente trionfo del sultano. Pronostica infine anche la propria morte, che deve cadere di venerdì santo, come Cristo. Muore il 4 aprile 1692, all’età di 81 anni.

Ranuccio tiene fede alla sua promessa di devozione verso Francesco da Bagnone. Gli è sempre intimo amico e quando il frate si ammala lo va più volte a visitare con tutta la famiglia nella sua cella. Ai figli nati dopo la miracolosa guarigione di Maria d’Este, il duca dà nome Francesco e Antonio Francesco, come il frate (che aveva predetto anche le loro nascite) e quando a sua volta passa a miglior vita, Ranuccio si fa seppellire col saio cappuccino.

Padre Francesco Tonarelli da Bagnone,
ritratto del XVII secolo già nelle collezioni Farnese, Burghley House, Stamford
Padre Francesco Tonarelli da Bagnone,
ritratto del XVII secolo già nelle collezioni Farnese, Burghley House, Stamford
Effigie di Padre Francesco Tonarelli da Bagnone,
incisione di Francesco Maria Francia, fine XVII secolo
Effigie di Padre Francesco Tonarelli da Bagnone,
incisione di Francesco Maria Francia, fine XVII secolo

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Succede il 28 di febbraio:

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