15.9.1865. Il Parco Ducale diventa giardino pubblico
15 settembre 1865 – Il Demanio italiano del giovane Regno d’Italia cede al Comune di Parma il Parco ducale. Già dai tempi di Maria Luigia il Parco viene aperto ai cittadini. Ma ora è diverso: ora è davvero di tutti.
Negli anni di passaggio fra Borbone e Savoia, il giardino è stato davvero maltrattato. Anche se risultano in servizio quattro guardie appositamente incaricate di proteggerlo, dirette da tal Michele Oranger, nel parco si sono accampate truppe con i cavalli, i cittadini hanno tagliato alberi per far legna, ignoti vandali hanno rotto le statue del Boudard.
Il passaggio del Parco al municipio mira proprio a proteggere questo monumento verde.
Agostino Ferrarini, artista, dopo un’ispezione nel Parco scrive:
“Bisogna che il paese si ponga in condizione di difendere tutto ciò che ha di bello e di buono, contro coloro che per la loro natura malvagia sarebbero capaci di disonorare non una città, ma un’epoca!”.
Per gestire il recupero del giardino, il Comune di affida al cultore di storia Emilio Casa.
“Sotto il dominio municipale, non solamente scomparirà la traccia delle offese e dell’abbandono, ma assumerà il Giardino un aspetto più florido e in talune parti più conforme al gusto moderno”, promette Casa.
Creato nel 1560 dal duca Ottavio Farnese, il Parco ducale nel tempo ha subito notevoli trasformazioni. Fin dall’origine, fra gli alberi stanno diverse costruzioni. Una piccola fortezza, poi divenuta palazzo demolendo le difese, aggiungendo una grande fontana nel Seicento, poi perduta, e ristrutturando tutto secondo lo stile francese al tempo del duca Ferdinando di Borbone. Una chiesetta, san Michele in Bosco, risalente Quattrocento, poi demolita (stava circa al principio del viale centrale, lato ponte Verdi). E un casinetto ricco di affreschi fatto costruire nella prima metà del Cinquecento da tal Girolamo Grimaldi, cardinale.
Divenuto giardino pubblico, nel parco il Comune realizza molti lavori. Sistema piante e siepi, cresciute senza ordine. Ripulisce fossi e tubature, per ripristinare il ricambio d’acqua nella peschiera, controllando anche il rispetto dei turni di irrigazione nei canali che riforniscono il Parco. Aggiusta i muri perimetrali, in parte crollati, col restauro dei pilastri del cancello su porta Santa Croce. Spande ghiaia sui viali. Sposta le statue per proteggerle da ulteriori vandalismi.
Nel 1865, il parco ha due soli accessi, da porta Santa Croce e da via Farnese, e ci sono carrozze che scorrazzano avanti e indietro quasi fosse la tangenziale dell’Oltretorrente. Molti chiedono che il giardino venga subito precluso al traffico, soprattutto quando i viali sono bagnati di pioggia, riservandoli a pedoni e cavalieri.
Al Comune, nuovo proprietario, si rivolgono alcuni contadini per acquistare l’erba sfalciata e le foglie. E alcuni ristoratori che vorrebbero aprire un caffè all’interno del nuovo spazio pubblico. Il primo locale viene affidato alla signora Rosa Cantatori Montecchi, che già aveva un caffè a Colorno presso la Scuola di fanteria, che si è trasferita proprio qui nel Parco Ducale; vorrebbe mettere anche il biliardo, ma questo non viene ammesso. La signora Angela Cavatorta, invece, ottiene la licenza per vendere birra e bibite nei giorni di festa.
I parmigiani hanno ora il loro grande spazio verde per lo svago.

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Succede il 15 di settembre:


