Cronaca,  Epoca Moderna

10.9.1788. L’affaire Barbisina, una Dreyfus alla parmigiana

10 settembre 1788 – Il duca Ferdinando chiude una scandalosa vicenda che da cinque anni fa chiacchierare Parma. Annulla l’ingiusta sentenza che ha tenuto Anna Barbisini in carcere per due anni e sospende i giudici che l’hanno condannata, obbligandoli a rifonderle i danni.

La ricordano in pochi, la lunga storia della Barbisina, che invece nella prima metà dell’Ottocento veniva rievocata spesso quale esempio di corruzione e ingiustizia perpetrata in nome di una malintesa ragion di Stato. Quasi un Affaire Dreyfus alla parmigiana.

Era iniziato tutto nel 1781, quando in città arriva un tal Paolo Arcangeli, bolognese. Uno scapestrato che riesce a entrare nell’alta società millantando grandi ricchezze e inizia a frequentare una graziosa ragazza popolana di nome Anna Barbisini, che vende acquavite in un chiosco accanto al ponte di Mezzo. Lei si innamora di lui e lui la frega.

Arcangeli prima si fa fare regali dalla bella Anna promettendole di portarla all’altare, la mette incinta, ma poi si sposa con un’altra. Lei non ci sta, fa causa davanti al tribunale ecclesiastico sostenendo che quelle nozze sono illegittime e quando la perde, va di persona a riprendersi l’amato, insistendo perché si rimetta con lei.

Quel truffatore coglie l’occasione per sfruttare ancora la Barbisina – come è soprannominata in città –. Con l’aiuto degli amici Emilio e Giacomo Cassio, Arcangeli organizza un altro matrimonio, in segreto. La formula nuziale viene pronunciata in casa davanti a un prete ignaro, chiamato con una scusa. Subito dopo la coppia scappa da Parma e si rifugia a Soresina. Ma passano pochi giorni che Arcangeli scompare: se ne va verso Brescia e di lui non si saprà mai più nulla.

Ma allora perché ha sposato questa ragazza innamorata? Per rubarle tutto! Prima della fuga, con gli amici, ha infatti preso i titoli del Monte di Pietà che la Barbisini e i genitori tenevano sotto il materasso.

Inizia allora un’aggrovigliata vicenda giudiziaria lunga cinque anni, aperta da una denuncia penale nel 1883 e chiusa solo dal motu proprio del duca in questo 10 settembre 1788.

Sparito Arcangeli, Anna Barbisini se la prende con i suoi complici, i fratelli Cassio. Ma questi sono militari di carriera e gli ufficiali del Ducato non vogliono si infanghi il prestigio del suo piccolo esercito. Alle rivendicazioni della Barbisina oppongono dunque accuse di diffamazione, che sarebbero contenute nei memoriali giudiziali della truffata. Parte di questi scritti vengono anche riprodotti a stampa e circolano in città, suscitando indignazione e dividendo la gente nei pro e nei contro alla donna.

Don Ferdinando di Borbone è coinvolto fin dall’inizio, perché già ai tempi del primo matrimonio dell’Arcangeli, la Barbasini aveva chiesto udienza al duca a Colorno e lui prendendola in simpatia, la sostiene nell’azione legale, situazione che suscita altri abbondanti pettegolezzi… Ma il duca deve anche tener buoni i militari, quindi cerca una mediazione.

La prima causa penale viene insabbiata e ne inizia una civile per un rimborso. Poi si apre quella per le accuse di calunnia. Nonostante diversi interventi dietro le quinte di don Ferdinando, nel 1786 i giudici assolvono i Cassio e condannano Anna. Difficile da capire, ma sui magistrati le pressioni degli ufficiali dell’esercito hanno la meglio sulle indicazioni del duca.

La Barbisina, presa in giro, truffata, derubata, ora si ritrova chiusa in una cella. E ci resta due anni.

Finalmente, nel 1788 Ferdinando avoca a sé il caso e ribalta completamente il verdetto. Chissà cosa è successo nel mezzo per convincerlo a intervenire con grande piglio, riabilitando la ragazza e condannando i giudici; fa persino mettere sotto sequestro le loro case a garanzia del risarcimento da versare alla Barbisina. Un po’ tutte le persone che hanno partecipato al complotto di Stato contro Anna cadono in disgrazia, allontanati dalla corte ducale, compresi gli avvocati che l’hanno accusata e perfino Prospero Manara, ministro del Ducato che ha sempre assecondato gli ufficiali. L’unico che ci guadagna è il legale che invece ha difeso la donna, Francesco Lusardi, premiato con la nomina a governatore di Guastalla.

Ferdinando di Borbone ritratto da Laurent Pécheux, 1765, Galleria Nazionale di Parma
Ferdinando di Borbone ritratto da Laurent Pécheux, 1765, Galleria Nazionale di Parma

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Succede il 10 di settembre:

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