3.7.1729. Alla ricerca di sant’Abbondio
3 luglio 1729 – Il parroco di Berceto Cristoforo Pagacini demolisce l’altare maggiore del duomo, per rifare in forme moderne l’interno dell’antico tempio. E intanto che c’è ordina ai muratori di sollevare il pavimento alla ricerca delle spoglie di sant’Abbondio, il primo patrono del centro dell’Appennino parmense.
Ricercando l’urna con quei resti, don Pagacini ritrova molte storie, intrecciate una all’altra.
Personaggio misterioso, questo Abbondio, misterioso fin dal Medioevo. Era l’inizio del X secolo, quando l’abside del duomo di Berceto venne ricostruito grazie al lascito del vescovo Elbungo, che nel testamento del 913 lascia a tal scopo dieci libre d’argento. Più o meno da quel momento a Berceto si inizia a raccontare un’affascinante storia su sant’Abbondio.
Il fantasma di Abbondio
C’era una volta Tiberio, abate dell’abbazia di Berceto.
Nell’850 Tiberio desiderava costruire un sepolcro più bello per i resti di san Moderanno, morto in questa stessa abbazia nel 730. Tiberio fa costruire una nuova splendida urna e tutti i monaci si ritirano in preghiera nelle loro celle in vista della cerimonia di traslazione. Ma la terza notte di orazione, il santo appare all’abate Tiberio; è come un fantasma: un vecchio in candide vesti venuto a dirgli che non era bene spostare la sua tomba. Lo spirito chiede che nella nuova urna fossero poste piuttosto le reliquie di un altro santo, Abbondio.
Allora l’abate Tiberio si mette in cerca dei resti di un sant’Abbondio, e ha fortuna.
In settembre, a Pavia, si svolge un grande concilio: è là che incontra il vescovo di Foligno Domenico. Ascoltato il racconto della visione, Domenico accetta di donare a Berceto le spoglie del martire Abbondio.
Eremiti martiri in Umbria
Questo Abbondio era stato ucciso in Umbria ai tempi dell’imperatore Giuliano l’apostata.
Era arrivato a Roma assieme all’anacoreta siriaco Anastasio, del quale era “nipote”, nel senso di discepolo di un suo discepolo. Per sfuggire ad una persecuzione si era poi rifugiato a Foligno, dove visse in una grotta assieme al compagno Carpoforo.
Al loro arrivo, Foligno era stata colpita da un forte terremoto, con quasi 200 vittime: per Abbondio era un segno di Dio, un’esortazione alla popolazione ad abbracciare sinceramente la nuova fede cristiana. Molta gente lo ascoltò. Un successo che attirò l’attenzione delle autorità imperiali, che arrestarono e martirizzarono i due eremiti.
Abbondio, dice una memoria umbra, era stato ordinato diacono e Carpoforo presbitero da un “vescovo Urbano“, solitamente identificato in papa Urbano, ma questo era vissuto un secolo prima. Un vescovo Urbano all’epoca dell’imperatore Giuliano (360-363) invece c’è a Parma, vescovo poi deposto per eresia perché ariano. Chissà se è lo stesso Urbano: nel caso, si spiegherebbe perché il culto di questo santo semisconosciuto sia giunto fin nel parmense.
L’Abbondio di Como
Ma c’è un’altra ipotesi: che l’Abbondio venerato a Berceto non sia affatto quello di Foligno, bensì il più noto sant’Abbondio di Como.
Era il 17 novembre 440 quando papa Leone magno incaricò Abbondio di partire per Costantinopoli. La sua missione è niente meno che risolvere il primo scisma fra Chiesa d’oriente e Chiesa d’occidente.
I patriarcati di Costantinopoli e di Roma hanno litigato su una questione cristologica, cioè se Gesù conserva sempre la sua natura umana (come dice papa Leone) o se una volta risorto resta solo quella divina (come dice l’arcivescovo di Costantinopoli Flaviano, seguendo il teologo Eutiche).
Abbondio è a capo della missione romana al concilio di Calcedonia del 451: è un grande diplomatico e teologo; la posizione del papa viene pienamente accolta e Flaviano con Eutiche sono esiliati. Lo scisma è scongiurato da qui e per i 600 anni successivi.
Tornato in Italia, Abbondio diventa vescovo di Como e si occupa di diffondere il credo cattolico. Agisce soprattutto in Ticino, ma la sua fama perdura a lungo in tutto il nord Italia.
Voglia di reliquie
A lungo ma non all’infinito. Così, potrebbe essere che nel IX secolo chi sia questo Abbondio già venerato a Berceto, non lo sa più nessuno, oscurato dal più recente san Moderanno. Il culto di Moderanno è fortemente legato alle reliquie: Moderanno porta a Berceto reliquie di san Remigio e poi muore in Appennino e il suo stesso corpo diventa reliquia. Invece di Abbondio non c’è neppure un osso.
Potrebbe allora essere successo che l’abate Tiberio, per recuperare la figura di Abbondio, sia andato in cerca di qualche reliquia anche per lui. Confonde santi omonimi o perché non sa più distinguerli, oppure apposta, perché riesce ad ottenere il corpo dell’umbro e non del comasco.
In questa estate 1729, le ricerche di don Pagacini hanno successo. L’urna con le reliquie riemerge davvero all’interno di due cassette, una di piombo e una di legno. Il 10 settembre dell’anno seguente verranno poste in una nuova urna barocca nel corso di una partecipata cerimonia pubblica.
Ritrova anche il ricordo di Abbondio e delle tante figure che si intrecciano nelle sue storie, spunti per tante nuove ricerche nella memoria.

dipinto Erminio Rondani, 1872, Museo del tesoro del duomo di Berceto

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Succede il 3 di luglio:


