20.9.1760. Il (misero) Museo d’Antichità del duca Filippo
20 settembre 1760 – La data ufficiale di fondazione del Museo d’Antichità di Parma, istituito dal duca Filippo di Borbone, che cerca di porre rimedio alla povertà di cose belle nel suo palazzo della Pilotta, dopo la spoliazione ordinata da suo fratello Carlo, che ha portato a Napoli tutte le meravigliose collezioni dei Farnese.
L’occasione è la scoperta del sito di Veleia, città romana dimenticata, riemersa grazie al ritrovamento fortuito delle lastre che compongono la Tabula alimentaria di Traiano.
Ma il museo dei Filippo è molto povero. Di fatto, solo un gabinetto numismatico con monete non particolarmente originali. Alcuni altri reperti, a Veleia già sono stati ritrovati, ma nella collezione del duca, per ora non ci vanno.
Le statue più belle vengono affidate all’Accademia di Belle arti, perché si teme pesino troppo per stare nella sala destinata al Museo d’Antichità. Questa sta proprio sopra al corridoio dove la famiglia ducale passa ogni volta che va a messa: guai se le statue dovessero crollare sulle loro teste. E alcune altre sculture di dimensione minore, Filippo le dona ad Anne-Claude-Philippe de Tubières, conte di Caylus, un famoso archeologo e antiquario francese, così che lui possa divulgare la scoperta in tutta Europa.
Perché dal decreto di fondazione si arrivi ad un museo vero occorreranno diversi anni, tante acquisizioni – come la collezione numismatica romana del gesuita Matteo Luigi Canonici – e altri scavi archeologi, ad esempio nei siti di Taneto, Serravalle e Mozzano. La Tabula alimentaria sarà esposta solo nel 1818 e le statue veleiate nel 1866.

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Succede il 20 di settembre:


