13.8.1763. Il duca di Parma vuole Paesi Bassi e Corsica
13 agosto 1763 – Il primo ministro Guillaume Du Tillot scrive al conte d’Argental, l’ambasciatore francese a Parma per aggiornarlo su una terribile partita a Risiko in corso già da sei anni.
Parma è governata dai Borbone dal 1748 a seguito di complicati compromessi fra le maggiori casate nobiliari d’Europa. Ma la soluzione è considerata da molti ancora transitoria e la malattia di Ferdinando VI re di Spagna- fratellastro del duca di Parma Filippo – rimescola le carte.
In pochi anni, il duca considera lo scambio di Parma con altri ricchi domini, poi spera di ampliare il Ducato e infine rischia di perdere metà di quel che governa. In realtà non cambierà nulla. Du Tillot, in questo 1763, cerca di prolungare la partita per rilanciare le ambizioni di Filippo.
Il gioco è iniziato il 1° maggio 1757, con il Secondo trattato di Versaille che stabilisce che Parma e Piacenza tornino all’Austria, in cambio di parte dei Paesi Bassi e del Lussemburgo.
Ma nel marzo 1759, col Terzo trattato di Versaille l’Austria rinuncia a Parma e Guastalla in cambio dell’abbandono da parte di Filippo delle pretese su Sabbioneta e Bozzolo; resta invece in forse Piacenza, che i Savoia reclamano per sé.
Inizia allora una trattativa mediata dal re di Francia Luigi XV, suocero del duca Filippo, che chiama il genero “Pippo“. Parma è disponibile a ritirare ogni pretesa sui Paesi Bassi, ma spera di avere in cambio la Corsica, oppure la Lorena, o almeno Cremona o la Lunigiana con il porto di La Spezia.
Lo scambio è lì lì per chiudersi, quando l’Austria riconosce ai Borbone di Spagna il diritto di tenere il Regno di Napoli, concessione che implica però la cancellazione di ogni ulteriore pretesa, anzitutto quelle del ramo parmigiano della famiglia. Ora invece che guadagnare, il duca di Parma può solo perdere.
Intanto perde la moglie: Luisa Elisabetta, detta Babet, muore il 6 dicembre 1759 e con lei si allenta l’appoggio di re Luigi. Il passaggio di Piacenza ai Savoia pare inevitabile. Filippo potrebbe avere come consolazione la Corsica: pessimo scambio, perché l’isola è molto povera per l’arretratezza dell’agricoltura.
Ma Filippo tiene duro, la partita si trascina e il 10 giugno 1763 un ennesimo trattato di Versaille scongiura la perdita. Il Regno di Sardegna rinuncia alle sue rivendicazioni su Piacenza per 1,2 milioni di lire torinesi, che in realtà non verranno mai versate.
Ora Parma rilancia, riaprendo la questione di Sabbioneta e Bozzolo, che sarebbero tanto utili per collegare il parmense con Guastalla. Ma l’Austria di Maria Teresa le considera cose proprie. Le due parti giocano sporco: gli austriaci nascondono i documenti dell’Archivio di Guastalla che possono supportare le pretese parmigiane; gli ambasciatori parmigiani a Vienna cercano di corrompere funzionari austrici.
La lettera di Du Tillot all’ambasciatore d’Argental è l’ultimo tiro di dadi. Vorrebbe coinvolgere ancora la Francia contro l’Austria. Ma l’ambasciatore non abbocca. Per lui il gioco è già finito: ognuno si tenga il suo. E per una così facile soluzione ad un Risiko tanto combattuto, il suo amico Voltaire scrive una lettera di congratulazioni affermando che d’Argental si meriterebbe in premio qualche forma di Parmigiano.

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Succede il 13 di agosto:


