7.7.1927. Il pretore taglia l’affitto a mezza Parma
7 luglio 1927 – Il pretore Vincenzo Isoldi è assediato. Mezza Parma è in lite e solo lui può riportare la calma. Oggetto del contendere sono gli affitti, che il governo di Roma ha deciso d’imperio di abbassare, portandoli a prezzi lontani dal mercato corrente. I proprietari non ci stanno e rifiutano di applicare tagli ai canoni già concordati.
La lira nel corso della Grande Guerra ha subito un’eccezionale inflazione (7% nel 1915; 25% nel 1916, 41% nel 1917, 39% nel 1918) e ha ripreso a perdere valore nel 1925 (12% e 8% nel ’26). Proprio per evitare una nuova crisi inflattiva, il regime ha stabilito di ridurre gli affitti, sperando che da qui anche tutti gli altri costi vadano a calare.
Il 1° luglio entra in vigore la norma che impone canoni pari massimo a quattro volte quelli chiesti nel 1914. Per le case costruite dopo la guerra, sono obbligatori tagli dal 10 al 20% a seconda del pregio degli immobili.
Sono pochi i proprietari che rispettano la novità. Così le autorità invitano gli inquilini a denunciare i loro locatori. E chi deve risolvere tutto alla fine è il pretore.
A Parma sono quasi 500 i ricorsi per il taglio dell’affitto. Sono tanti, ma meno di quelli di altre città: tutta Italia è scossa dal questo provvedimento.
Per essere certo di risolvere i casi senza lungaggini, Isoldi fissa tutte le udienze di domenica. Si inizierà domenica prossima, il 14 luglio 1927 e poi in tutte le successive fino all’esaurimento dei ricorsi.
In questa estate, il pretore riduce effettivamente la pigione ad un gran numero di parmigiani. I ricorsi respinti sono una piccola minoranza. La prima sentenza riguarda tal Severino Ferrari, che si vede calare l’affitto della casa in cui abita in borgo Giacomo Tommasini da 5.000 a 2.260 euro annui: dimezzato. Con la seconda, a vantaggio di Ferruccio Bellini, va anche meglio, da 2.000 a 672 lire: ridotto di due terzi.
Enrico Marini è la persona che vede tagliato maggiormente il fitto che paga per una stanza in borgo della Trinità, da 720 a 160 lire: -78%.
Nella prima giornata di udienze, sono solo tre i ricorsi non accolti, con grande sconcerto dei proprietari di immobili che perdono rendite importanti. Negli appelli accolti, il taglio medio delle pigioni è del 31,7%. In realtà, non pochi dei denuncianti ritirano il ricorso dopo un accordo con i proprietari delle case in cui abitano, che vista la situazione cercano di accomodare le cose bonariamente.
Il provvedimento ha effetto. Nel 1927 l’Italia entra in deflazione.

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Succede il 7 di luglio:


