Medioevo,  Politica,  Ritratti

12.8.875. Angilberga sacra romana imperatrice

12 agosto 875 – L’imperatrice Angilberga resta vedova. È l’apice del suo potere politico, ma anche l’inizio della parte più tribolata della sua vita.

Viene da Parma questa donna che è la più potente nel regno carolingio. Suo padre è Adalgiso conte di Parma, che sta cercando di mettere insieme per la propria famiglia un possedimento stabile nell’Emilia occidentale. Adalgiso è compagno d’armi di Ludovico il giovane, bisnipote di Carlo Magno. Angilberga e Ludovico si mettono insieme attorno all’848, al termine di una lunga spedizione contro i saraceni nel sud Italia. Si sposano diversi anni dopo, quando già hanno due figlie e quando lui diventa imperatore del Sacro Romano Impero.

Tutte le mogli dei precedenti imperatori carolingi si sono limitate a darsi da fare per favorire i propri figli nella successione dinastica. Per Angilberga è diverso. Forse perché ha solo femmine, alle quali la corona è preclusa, forse perché è un’abile diplomatica ed amministratrice, fatto sta che con pazienza conquista un poco alla volta un ruolo di primo piano nella gestione dell’impero, fino a reggerlo da sola.

Gestisce i rapporti con papa Niccolò I fino a convincerlo a ritirare la scomunica contro Giovanni vescovo di Ravenna (e Parma è suffraganea di questa). La stessa cosa si ripete in favore dei vescovi tedeschi Gunter e Teutgaudo, e qui la parmigiana fa riconciliare anche il papa e il marito in lite proprio per queste scomuniche. Media anche la pace fra suo cognato Lotario II re di Lotaringia e papa Adriano II. Presso Angilberga cerca rifugio il maggior avversario di papa Adriano, il vescovo Arsenio, che aveva un figlio che aveva rapito la figlia di Adriano. Presiede da sola l’assemblea imperiale dell’871 convocata a Ravenna. Risolve lo scontro fra i due maggiori poteri a Capua, il principe longobardo Guaiferio e il vescovo Landolfo.

Più in generale, Angilberga gestisce gli affari correnti nelle frequenti campagne militari di Ludovico. Di certo l’imperatrice ha anche dei nemici – a Benevento resta prigioniera per tre mesi –, segno che sa prendere decisioni, che ha una politica propria, che conta davvero.

Il ruolo di Angilberga trova diversi riconoscimenti. Quando va a a Costantinopoli, ad esempio, la coppia imperiale carolingia è accolta con attribuzione di pari titoli. Vengono anche battute monete con Angilberga e Ludovico insieme. L’abate di Montecassino Bertario compone versi per Angilberga.

E tante delle persone con cui ha che fare le donano beni di grandissimo valore, in primis il marito, che le assegna vaste terre soprattutto in Provenza, ma anche tutti quelli che cercano il suo appoggio, dalle quali ha altre terre in varie zone d’Italia.

Angilberga costruisce così un grande potere, politico ed economico, che utilizza per favorire la sua famiglia. Riesce a far nominare suo fratello Suppone II duca di Spoleto, suo nipote Paolo vescovo di Piacenza, la figlia Gisla badessa di San Salvatore a Brescia, il maggiore monastero carolingio a sud delle Alpi. Parallelamente costruisce una rete di persone a lei fedeli, fra le quali spicca il vescovo di Parma Guibodo.

E poi arriva il 12 agosto 875. Ludovico muore, a Ghedi. Non ci sono eredi maschi. In attesa che fra i discendenti di Carlo Magno si chiarisca chi prenderà il titolo imperiale, le sue funzioni sono di esercitate di fatto da Angilberga. Nessuna cronologia ufficiale inserirà mai il suo nome fra i reggenti del Sacro Romano Impero, eppure c’è.

Ma poi le cose per l’imperatrice volgono al peggio, per tre motivi. Il primo è un errore nel gestire la successione: Angilberga favorisce il re di Baviera Carlomanno, cugino del defunto imperatore; invece alla fine prevale Carlo il Calvo, re dei Franchi occidentali, zio di Ludovico. Il secondo è il genero, Bosone, che ha sposato Ermengarda, figlia Angilberga: questo ambizioso nobile di Provenza proprio qui si ribella a Carlo il Calvo. E il terzo motivo è il potere stesso di Angilberga, così ambiguo, così reale. Il nuovo imperatore non può che temerla, e allora cerca di privarla di tutte le sue terre facendole occupare da vari suoi vassalli; sottrae anche il tesoro del monastero di Brescia.

Angilberga fugge in Provenza, protetta da Bosone. Trova l’appoggio di papa Giovanni VIII, che cerca in ogni modo di perorare la sua causa. E muove ogni persona ancora fedele per far valere i propri diritti.

Carlo il Calvo non resta imperatore a lungo. Nell’877 è già morto. Il successore, Carlo il Grosso, è molto più bendisposto con l’imperatrice vedova. Angilberga si fa monaca e nulla desidera se non di stare in un nuovo grande monastero che ha aperto proprio nell’877 a Piacenza, San Sisto. A Parma c’è già il vescovo Guibodo e non è il caso di pestargli i piedi. A San Sisto Angilberga dona quasi tutti i possedimenti che riesce a recuperare e poi si nomina badessa. Morirà qui il 23 marzo 890 o 891, sostituita da sua sorella Cunegonda.

Angilberga, Ideale rappresentazione di Angilberga in un busto celebrativo di Giacinto Fiorentini, 1617, chiesa di San Sisto a Piacenza
Angilberga, Ideale rappresentazione di Angilberga in un busto celebrativo di Giacinto Fiorentini, 1617, chiesa di San Sisto a Piacenza
Angilberga, Ideale rappresentazione di Angilberga in un monumento celebrativo di Giacinto Fiorentini, 1617, chiesa di San Sisto a Piacenza
Angilberga, Ideale rappresentazione di Angilberga in un monumento celebrativo di Giacinto Fiorentini, 1617, chiesa di San Sisto a Piacenza

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Succede il 12 di agosto:

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