10.5.1919. Vita Nuova ai cattolici in politica
10 maggio 1919 – Esce il primo numero di Vita Nuova, il giornale della Diocesi, destinato a diventare la seconda testata più longeva nella storia di Parma, dopo la Gazzetta. Il settimanale (in origine quindicinale), pur con alcune interruzioni, sarà pubblicato fino al settembre 2018 – esattamente durante il suo centesimo anno -, quando diventerà inserto domenicale del quotidiano Avvenire.
Il primo dei 14 direttori di questa storia è don Giovanni Del Monte, che guida Vita Nuova per 13 anni: un trentasettenne insegnante di filosofia e di storia della Chiesa, originario di Basilicanova. Lo sceglie il vescovo Guido Maria Conforti, che avverte come urgente il sempre fondamentale bisogno di parlare alla città, di porre temi all’attenzione dell’opinione pubblica, di far sentire la posizione della Diocesi sulle questioni nazionali e locali, per conservare l’autorevolezza della figura del vescovo.
Vita Nuova è l’ammiraglia di una grande flotta dei cattolici parmensi nel mare della comunicazione del primo Novecento. Fra i Dieci e i Trenta, a Parma si pubblicano almeno 22 periodici espressione della Diocesi o di ordini religiosi, dei quali ben tre facenti capo ai missionari Saveriani, anche loro fondati da Conforti, oltre al settimanale della Diocesi di Borgo San Donnino / Fidenza, Il Risveglio, che anticipa tutti uscendo dal 1899.
Il 1919 è un anno caldissimo. Finita la Grande Guerra, Parma è spaccata fra rossi e neri. Anche i cristiani vogliono riconquistare una posizione sul piano politico: prima ancora che voce rivolta a tutti, Vita Nuova nasce come spazio di confronto fra circoli cattolici e personalità della classe dirigente, esplicitamente a favore del Partito Popolare.
“Crediamo che i principii cristiani hanno una funzione anche più necessaria nella riorganizzazione della vita sociale dopo la guerra. Perché invano si tenterebbe risolvere i paurosi problemi di oggi con programmi di sole riforme politiche ed economiche; è necessario un profondo rinnovamento spirituale cristiano. Abbiamo quindi il dovere di non rientrare sotto la tenda, ma dobbiamo agitare la fiaccola dei nostri principii più avanti e più in alto”, scrive don Del Monte nel primo editoriale.
Il vescovo Conforti, sempre sul primo numero del giornale, sollecita all’impegni civile e politico:
“Fra il cozzo di tanti partiti tra loro opposti non permettono a nessuno che abbia la coscienza del proprio dovere ed una percezione giusta dell’ora che volge, di rimanere spettatore inerte della lotta immane che si combatte tra il bene ed il male, tra la verità e l’errore, tra la Religione e l’empietà”.
Nei difficili anni a seguire, Vita Nuova vedrà il male nei comunisti così come nei fascisti, che a lungo manganellano anche gli iscritti all’Azione Cattolica. Sarà proprio per questo che quando Del Monte verrà candidato a vescovo di Fidenza, Mussolini porrà il veto e dal 1934 al 1943 Vita Nuova non potrà più essere stampato come giornale autonomo, ma solo all’interno dell’Osservatore Romano.


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Succede il 10 di maggio:


