8.5.1336. Veleni & esilio: Mastino contro i Rossi
8 maggio 1336 – Mastino della Scala esilia i Rossi da Parma. Assieme a tutte le famiglie loro alleate, i membri del potente clan devono lasciare la città. Fra le persone che improvvisamente abbandonano tutto c’è anche il vescovo, Ugolino Rossi. Per esser sicuro che non tornino, Mastino mette in vendita le loro case, battute all’asta.
Non che Mastino abbia necessità di giustificare il bando. I Rossi sono suoi rivali e anche se giusto l’anno prima avevano trovato un accordo, tutti sanno che gli accordi nel Trecento durano poco. Ma una spiegazione all’esilio Mastino la vuole dare lo stesso, forse per tener buono il papa che con i Rossi da un po’ cerca intese.
Mastino dice di avercela con i Rossi perché hanno cercato di avvelenarlo. È una voce quasi certamente infondata, messa in giro da un altro nemico dei Rossi, Azzo da Correggio. Piuttosto è vero che qualche mese prima dell’esilio, è Mastino a cercare di avvelenare Rolando e Marsilio Rossi! Ma i due capi della famiglia, grazie a misteriosi antidoti si sono salvati.
Così riassume ìl Chronicon Veronense, completato poco dopo questi stessi fatti:
“I signori Marsilio, Rolando e Pietro dei Rossi di Parma, che si trovavano a Verona al servizio del signore Mastino della Scala, nutrivano dubbi su di lui, poiché erano stati diffamati, sulla base di dichiarazioni del signor Azzo da Correggio di Parma, nemico dei Rossi, secondo il quale avevano cospirato e complottato per uccidere il signore Mastino della Scala. E in quel giorno, il giorno di maggio, tutti i loro beni a Parma e altrove furono completamente confiscati e sequestrati”.
(“Domini Marsilius, Rolandus et Petrus de Rubeis de Parma existentes Veronae ad provisionem Domini Mastini de la Scala, dubitantes de ipso Domino, eo quod diffamati erant, ut dictum fuit per Dominum Azonem de Corrigia de Parma inimicum praedictorum de Rubeis, eos paresumisse et tractasse mortem Domini Mastini de la Scala, ob quam causa de Verona ausugerunt, et Venetiis receperunt. Et ea vice de mese Maji omnia eorum bona in Parma, et alibi fuerunt totatliter confiscata et accepta”).
Sopravvissuti al veleno, i Rossi supereranno anche le asprezze dell’esilio. Rifugiati in vari castelli in Appennino e nella Bassa, i Rossi assisteranno al tramonto dello scaligero per vivere ancora un secolo di gloria.

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Succede l’8 di maggio:


