14.7.1840. Il quadro di quel tragattino dell’abate Ghironi
14 luglio 1840 – L’Accademia di belle arti di Parma riceve una preziosa donazione: un dipinto di Filippo Mazzola, padre del Parmigianino. L’abate Pietro Ghironi di Fontanellato ha infatti deciso di privarsi di questa tempera su tavola. La Madonna in trono col bambino e i santi Francesco e Giovanni battista risale al 1491 ed è la più antica opera nota di questo pittore.
L’Accademia l’accetta non tanto per il valore artistico del quadro, che è anche molto rovinato e malamente restaurato, ma come oggetto di valore storico essendo legato alla storia del Parmigianino.
Ma passano solo 14 giorni, che in una seduta straordinaria convocata in fretta, l’Accademia decide di restituire il dipinto. Cos’è successo? Che l’abate Ghironi si aspetta che il regalo venga ricambiato; non è proprio un regalo, insomma: vuole qualcosa indietro. Cosa non è chiaro, forse soldi, più probabilmente la nomina a qualche posizione redditizia e di visibilità.
Nel giro di alcuni mesi un accordo si trova e alla fine la pittura resta in Pilotta, destinata ad entrare a far parte della Galleria Nazionale. Anche se Ghironi avrà la sua nomina ad un incarico pubblico solo diversi anni più tardi: nel 1849 verrà nominato cappellano onorario delle Reali Truppe.
Ma chi è questo Pietro Ghironi? Un personaggio molto chiacchierato nella Parma di metà Ottocento, per il suo spregiudicato arrivismo, riconoscibile anche nell’episodio del quadro “donato”.
Di questo abate Ghironi farà un ritratto al vetriolo il coevo avvocato piacentino Carolippo Guerra all’interno di un testo assai critico su Carlo III.
“Il tipo della bassezza cortigianesca in calze e fibbie sacerdotali, semi-turco, semi-cristiano, semi-prete, semi-soldato, semi-dotto, semi-galantuomo, maschera dell’uomo di corte. Forchetta egregia, parlatore facondo, piaceva alle compagnie de’ gozzovigliatori”.
Nato povero, Ghironi si fa prete per aver di che mangiare. Ma invece che dedicarsi ad una parrocchia, parte per la Turchia e si racconta commerci in schiavi e si faccia pure circoncidere per essere più facilmente accolto. Tornato a Parma, tenta mille scorciatoie per far fortuna, compresa l’usura: “più d’uno imbrogliò con cessioni e vitalizi, con negozii da barattiere”. Ma con l’insediamento di Carlo III, perderà l’appoggio della corte ducale e dovrà andare a vivere all’Ospedale della Misericordia, “fuggito da tutti, disconosciuto dai parenti ai quali non sovvenne giammai, errò taciturno e pensoso qualche mese”, finché una mattina non venne ritrovato nel fondo di un pozzo privo di vita.

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Succede il 14 di luglio:


