13.10.2014. Sotto il fango del Baganza
13 ottobre 2014 – In una giornata con sette ore di pioggia, una bomba d’acqua su Sala gonfia il torrente Baganza. Alle 15,30, a Marzolara il fiume raggiunge i 3,12 metri. L’onda di piena cresce ancora e raggiunge rapidissima la città, dove l’alveo si stringe, occluso anche da costruzioni abusive dentro gli argini. Alle 17 al ponte dei Carrettieri il livello è 5,04; di più non può perché a questo punto supera il ponte stesso.
Anche il torrente Parma è in piena e il pelo dell’acqua, dove galleggia un’eccezionale quantità di tronchi e rami, sfiora le travi di tutti i ponti. Al Verdi alle 17,30 si registra il record storico: 3,92 metri, 30 centimetri oltre il massimo precedente. Ma la Parma passa e va.
Invece il Baganza è meno pietoso. Travolge e distrugge l’antico ponte della Navetta ed esonda in più punti. Sono allagate via Spezia e barriera Bixio, ma è soprattutto nel quartiere Montanara che il Baganza scarica la sua furia.
Una massa di acqua e fango invade le strade, i piani bassi delle case, garage, cantine, facilitato dal tipo di costruzioni di questa zona, con tanti condomini con cortili più bassi del piano di calpestio. Centinaia di automobili vengono sollevate, trascinate, rovesciate. Un container viene spinto fin contro le le arcate del del ponte dei Carrettieri, quasi del tutto occluso dai materiali portati dal fiume.
In buona parte della città manca la corrente elettrica. I danni maggiori dell’alluvione si hanno nell’ospedale Piccole Figlie – completamente evacuato -, nel centro sportivo Lauro Grossi e a Villa Parma, il comparto delle case protette per gli anziani.
Il sole è ormai tramontato e non piove più. L’acqua scivola via veloce come è arrivata, accumulandosi nei cortili e nei sottoscala. Ma resta ovunque uno spesso strato di fango marrone chiaro e qui e là nelle strade tronchi e oggetti diversi portati dalla corrente.
Provvidenza vuole che non ci siano vittime. Ma i danni ammontano a milioni di euro.
La reazione di Parma è immediata. Già il giorno dopo, quando la luce del sole e le telecamere mostrano a tutti quel che è successo, un gran numero di persone si mette in cammino verso il Montanara con in braccio una pala. Verranno chiamati gli “angeli del fango”, queste centinaia di parmigiani che vengono a dare una mano a ripulire. Spazzare via il fango richiede diversi giorni e finché non viene tutto levato c’è sempre gente disposta a spalare.





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Succede il 13 di ottobre:


