Cronaca,  Età contemporanea

7.9.1849. Carlo III scaccia i Benedettini

7 settembre 1849 – Il duca Carlo III scaccia i Benedettini, dopo quasi mille anni dall’erezione del loro monastero di San Giovanni evangelista.

L’Ordine religioso de’ Benedettini non è più tollerato nei Nostri Regii Stati”, afferma il decreto emanato dal duca in questo 7 settembre 1849. Il governo ducale incamera le molte terre del monastero e ai monaci sfrattati dà in cambio una pensione, di 700 lire annue per l’abate e 500 per gli altri religiosi.

Il duca se l’è presa con i Benedettini perché ritiene la loro scuola per i bambini poveri un luogo dove si insegnano idee rivoluzionarie. E anche perché è proprio in San Giovanni che i liberali si sono incontrati per celebrare con un Te Deum l’approvazione dello Statuto Albertino in Piemonte il 4 marzo 1848.

Già prima della soppressione, Carlo III aveva ordinato perquisizioni all’interno del monastero, alla ricerca di fantomatiche armi nascoste. Non ne ha trovate, ma lo stesso è rimasto scontento nel vedere i laboratori organizzati da padre Gaetano Ponzetti per insegnare i mestieri ai ragazzini della città.

Convinto che sia un covo di sovversivi, il duca chiude il convento. Appena firmata la legge, i dragoni ducali irrompono nei chiostri e nelle celle. Accompagnano l’ispettore al patrimonio Luigi Botti, che ha l’ordine di non far uscire neppure una bottiglia di vino o un mobile. Solo i monaci devono andarsene.

Pochi mesi dopo, il monastero viene trasformato in caserma e ospedale militare. Ma per poco.

Morto il duca – assassinato – e iniziate trattative con la Santa Sede, i benedettini tornano in possesso del loro monastero. Rientrano in San Giovanni il 5 aprile 1853.

Uno dei chiostri del monastero di San Giovanni evangelista di Parma
Uno dei chiostri del monastero di San Giovanni evangelista di Parma

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Succede il 7 di settembre:

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