27.5.1939. Addio Sant’Andrea, dopo 750 anni
27 maggio 1939 – Soppressa la chiesa di Sant’Andrea, dopo almeno 750 anni di onorato servizio.
L’edifico non più di culto si trova a un passo da piazza Garibaldi e conserva le forme romaniche che ebbe, se non alla fondazione, nella sua sistemazione duecentesca.
La facciata a capanna ricorda nella parte alta il duomo, con archetti e rosone, ma è poi caratterizzata da una serie di linee orizzontali e verticali che non si conservano in nessun’altra struttura a Parma; le orizzontali realizzate alternando fasce di mattoni e di pietra (pseudoisodoma), le verticali con sottili pilastrini aggettanti. Lo stesso motivo si ritrova anche sull’unico fianco visibile, dove sta un ingresso murato che pare più antico di quello frontale, inabissandosi di poco sotto il livello stradale del XX secolo.
Di questa chiesa si hanno notizie risalenti al 1177, ma doveva esistere da ben prima, poiché all’epoca già dava il nome al quartiere. Appartenne ad un monastero e poi diventò parrocchia diocesana.
Nel 1260, Sant’Andrea viene restaurata a spese del più significativo dei tanti sacerdoti che vi hanno celebrato messa, il beato Martino Casaloldi, pochi anni dopo la sua consacrazione a vescovo di Mantova. Più tardi, in questo luogo sono fondati il Collegio dei parroci e il Collegio dei teologi.
Negli anni Trenta, la chiesa di Sant’Andrea è al centro di un piccolo dibattito: c’è chi la vorrebbe valorizzare demolendo le costruzioni che le stanno addossate. Ma le cose prendono la direzione opposta: invece che attribuirle importanza, la si declassa. Il vescovo Evasio Colli ha troppe chiese in centro e poche in periferia, e pochi preti. Se nel Medioevo Sant’Andrea contava quattro canonici, nel 1939 non ne resta neppure uno. Il tempio viene sconsacrato, anche se fino alla fine della guerra ancora servirà occasionalmente per qualche funzione funebre.
All’interno dell’unica navata, nel 1939 rimangono ancora gli arredi sacri e alcuni significativi quadri. Il principale è la pala del Martirio di sant’Andrea apostolo dipinto da Clemente Ruta verso il 1735, ma si fanno notare anche il Trionfo della religione sull’eresia, grande tela ad olio, probabile prima opera del settecentesco Gaetano Callani, e il San Bernardo degli Uberti di Sebastiano Conca.
Con la soppressione della chiesa, tutti questi vengono dispersi. L’edificio rimasto vuoto diventerà galleria d’arte nel 1958, per merito dell’associazione Ucai – Unione cattolica artisti italiani.




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Succede il 27 di maggio:


