Cronaca,  Età contemporanea

18.2.1947. Il treno della vergogna

18 febbraio 1947 – I profughi istriani del “treno della vergogna” vengono finalmente ristorati nella stazione di Parma.

Protagonisti di questo episodio grigio del Secondo dopoguerra sono 2.156 persone fuggite da Pola, città che i trattati internazionali tolgono all’Italia per darla alla Jugoslavia. Per non restare sotto il governo di Tito, moltissime famiglie abbandonano case abitate da generazioni per iniziare nuove vite nella penisola.

Per tutto il mese, il traghetto Toscana fa la spola da Pola e vari porti italiani trasportando chi ha deciso di partire. Il 15 febbraio il Toscana salpa per la terza o quarta volta. Il 16 approda ad Ancona. Il 17 tutti quelli a bordo vengono fatti salire su un treno.

Fra i profughi c’è gente di tutte le età, bambini come vecchi, uomini e donne. Il 18 il treno arriva a Bologna, dove finalmente i viaggiatori sperano di trovare ristoro. la Pontificia commissione di assistenza ai profughi e la Croce Rossa hanno portato cibo e cucine mobili per rifocillarli. Ma qui succede il fattaccio.

I facchini e altri lavoratori della stazione di Bologna non vogliono che gli istriani ricevano aiuto. Minacciano di bloccare l’intera città con uno sciopero se proprio lì i profughi dovessero essere assistiti.

La colpa è di una campagna diffamatoria del regime di Tito, che cerca in tutti i modi di sabotare le partenze degli italiani. E per spingere l’Italia a non accoglierli presenta i profughi come terribili fascisti. È una fake news, ovviamente, ma fra gli aderenti al Partito comunista (in questi anni afflitto da uno stolido fideismo dirigista) in tanti danno credito a questa tesi: Tito è uno di loro e va ascoltato. A Bologna questa propaganda contro gli istriani ha avuto successo.

A Parma, invece, le cose vanno diversamente.

Il treno è costretto a ripartire senza che i passeggeri possano scendere o mangiare. Viene fatto proseguire ancora per 86 chilometri, la distanza fra le stazioni di Parma e di Bologna. Contemporaneamente, alcuni camion dell’esercito corrono lungo la via Emilia per coprire lo stesso tragitto: a bordo hanno i viveri e le cucine .

È a Parma che finalmente i profughi possono sfamarsi. La vergogna di Bologna viene cancellata dall’accoglienza di Parma.

Verso sera, sfamati e riscaldati, i 2.156 fuggiti da Pola ripartono per l’ultima tratta del loro viaggio. Il treno, da Parma procede in direzione Cisa per arrivare a La Spezia, dove è stato allestito un campo di tende, l’inizio della loro nuova vita.

I profughi istriani del "treno della vergogna" all'arrivo a La Spezia
I profughi istriani del “treno della vergogna” all’arrivo a La Spezia

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Succede il 18 di febbraio:

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