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15.4.1944. Processo al traditore del fascismo

15 aprile 1944 – Si apre a Parma il processo a Carlo Scorza, ultimo segretario nazionale del Partito fascista, accusato di tradimento per aver collaborato con il governo Badoglio dopo l’arresto di Mussolini l’anno prima.

Scorza è un violento e bugiardo senza scrupoli. Fascista della prima ora, ha picchiato e ucciso tanto gli antifascisti – per primo Giorgio Amendola – che i commilitoni che danno fastidio alla sua carriera. Quando il Gran consiglio vota l’estromissione di Mussolini, lui è contrario, ma poi si presta ad aiutare il successore Pietro Badoglio, con discorsi che tengono a freno le frange più aggressive del cadente regime. Una volta tornato al potere, viene arrestato.

Il Tribunale speciale si riunisce a Parma perché città abbastanza lontana dal fronte e che i nazifascisti sentono di poter controllare. Tanto per non correr rischi sulla sentenza, i giudici sono tutti ufficiali militari. Presiede il generale Mario Griffini, accanto a Carlo Malavasi, Ugo Collisso, Albino Cerna, Italo Pasquale, Antonio Giorgio e Dante Saghetta; procuratore è Michele Schiaraffa.

La prima udienza si apre con tre ore di interrogatorio dell’imputato principale. Poi tocca all’altro imputato, il suo vice Alessandro Tarabini. Fra i testimoni interviene anche Roberto Farinacci.

Il procedimento dura più del previsto, trascinandosi fino al giorno 21. Nel mezzo, viene giudicato anche Luigi Burgo, un industriale ligure accusato di aver finanziato un mancato colpo di stato precedente alla defenestrazione di Mussolini del 25 luglio ’43. Burgo è assolto per insufficienza di prove, o meglio perché protetto dalle autorità tedesche. È un’anticipazione del verdetto su Scorza e Tarabini.

Il processo all’ex segretario del Pnf è un contentino ai radicali del partito. Ma Mussolini ha già deciso che Scorza deve tornare libero e continuare a servirlo nella Repubblica sociale. I giudici eseguono.

Alla fine, per Scorza è solo una tirata d’orecchi. Nella sentenza, l’imputato viene criticato perché “non fu all’altezza della situazione”, per non aver tentato una seconda marcia su Roma dopo l’arresto di Mussolini, raccogliendo “i maggiori esponenti del Regime che trovavansi a Roma per fare un passo verso Badoglio e il re allo scopo di richiamare entrambi a tener fede alla solenne promessa fatta poc’anzi agli italiani e richiedere la liberazione del Duce. Chiamare a raccolta i fedeli, incuorarli, agire”. Ma nonostante questo, “tenendo conto del precedente atteggiamento politico dello Scorza” il giudice esclude “che abbia avuto la consapevolezza del suo comportamento, fatto di sottomissioni e omissioni, potesse nuocere agli interessi della Nazione in guerra”.

Carlo Scorza sarà di nuovo processato nel 1949 per l’omicidio di Amendola, ma in contumacia perché fuggito in Argentina. Condannato, non fa neppure un giorno di prigione a motivo dell’amnistia. Tornerà in Italia e vivrà tranquillo fino alla morte nel 1988.

Carlo Scorza
Carlo Scorza

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Succede il 15 di aprile:

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