12.4.1946. La prima memoria della Shoah
12 aprile 1946 – Al cimitero israelitico, ala del cimitero della Villetta, si ricordano gli ebrei parmigiani uccisi dai nazifascisti negli anni della Shoah. In questo 12 aprile 1946, ad un anno dalla fine della guerra, le salme di alcune delle vittime sono state recuperate e vengono traslate in un luogo finalmente degno e rispettoso.
Alla Villetta vengono inumati i corpi di Enrico Fano, già guida della locale Comunità ebraica, morto nelle carceri di San Francesco a Parma il 25 gennaio 1945. Letizia Camerini, defunta in ospedale il 2 febbraio 1945 dopo una lunga malattia, vissuta sotto falso nome e inizialmente sepolta nella parte cattolica del cimitero. Paola Foà, anche lei morta in ospedale l’11 gennaio 1944.E Stella Pirani, originaria di Ferrara, che prima delle Leggi razziali aveva un negozio di abbigliamento in via Cavour.
La cerimonia non è molto partecipata, perché il mondo ancora non sa degli orrori dell’olocausto, che stanno emergendo in questo stesso periodo nel corso processo di Norimberga: la testimonianza di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz è attesa per il 15 aprile 1946.
Assieme alle quattro salme sepolte, vengono ricordati anche persone i cui corpi non si ritroveranno mai più, perché uccisi in campi di concentramento, cremati e le ceneri disperse. Ancora, in questa primavera 1946, non si hanno notizie dei molti dei deportati ebrei parmensi. Nella cerimonia vengono allora citati solo Giulia Bianchini, morta nel lager di Bolzano il 7 febbraio 1945, Aldo Foà, morto a Mauthausen il 12 maggio 1944, Doralice Murgia, morta a Merano il 15 giugno 1945 dopo la liberazione dal lager di Bolzano, il piacentino Enrico Richetti, ucciso a Dachau il 6 gennaio 1945. Sono ricordate pure altre due donne, anche loro morte nel carcere di San Francesco a Parma: Fortunata Morpurgo il 26 gennaio 1945 e Angelica Sinigalia, il 9 marzo 1945.
Una lista destinata ad allungarci notevolmente negli anni a venire. A Parma, i pochi sopravvissuti della Comunità israelitica cercano notizie sugli altri membri già nelle settimane successive alla Liberazione. Nel 1938, quando Mussolini approva le Leggi razziali, la Comunità era composta da 134 persone; 74 di queste erano state deportate e 23 morte in campi di sterminio.
Una piccola Comunità israelitica riuscirà comunque a ricostituirsi, mutando nome in Comunità ebraica dal 1989, quando una legge ne confermerà il riconoscimento giuridico.


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Succede il 12 di aprile:


