14.5.1926. Il dispensario antitubercolare di viale Toscanini
14 maggio 1926 – Con decreto della Prefettura, viene istituito il Consorzio provinciale antitubercolare, che riunisce tutti gli enti impegnati nel contenimento della tisi, malattia che all’inizio del XX secolo è diffusa e gravemente invalidante. Il 5 giugno seguente sono approvati statuto e regolamento, giusto in tempo per l’apertura del nuovo dispensario antitubercolare di Parma.
“In un passato relativamente recente si è chiamata la tubercolosi ’malattia della civiltà’, perché nelle collettività umane più rigogliose essa miete a preferenza le sue vittime. Ma oggi noi diremmo invece che sia indice di civiltà non tanto il flagello, quanto la difesa che ad esso si oppone”, spiega Domenico Campanacci, docente in Patologia medica dell’Ospedale Maggiore di Parma negli anni Venti.
Il dispensario è il principale presidio contro la malattia. Qui si fanno visite, si distribuiscono medicinali e cibo e si selezionano i bambini da sottoporre a bagni di sole e da mandare in estate nella colonia marina o in Appennino.
Dice ancora Campanacci:
“Il dispensario ha funzione mista di avanscoperta, di educazione e di assistenza, profilattica e direttamente filantropica ad un tempo. Il dispensario è un osservatorio, è un centro di educazione della coscienza igienica, è un centro di assistenza per la famiglia, è un indice della gravità e frequenza di questa malattia sociale, è un richiamo all’interessamento di coloro che possono intervenire coll’aiuto economico a vincere questo flagello”.
In città, un dispensario c’è già dal 1911, attrezzato dall’Associazione parmense contro la tubercolosi in Oltretorrente, in un locale in borgo Parente concesso dalla Congregazione di San Filippo Neri. Ma la posizione è infelice e gli spazi troppo piccoli.
Così, su spinta del direttore Fabio Pariset, la Congregazione nel 1924 inizia a ragionare sulla costruzione di una sede più idonea.
Il terreno per il nuovo dispensario lo dona il Comune: una porzione del greto del torrente, reso asciutto dalla costruzione del Lungoparma (esattamente dove più avanti ci sarà l’hotel Ibis). Lì di fronte al corso d’acqua, l’aria pare più salubre che in altre zone urbane.
La San Filippo, nell’estate 1925 approva il progetto dell’ingegner Carlo Spreafichi: un edificio a un piano più seminterrato, con quattro ambulatori o laboratori, compresa la radiologia. I soffitti sono alti 5 metri, perché i medici prescrivono una grande aerazione. Un presidio “per la lotta contro la tubercolosi, che fa strage in città, specie fra la popolazione povera, la quale vive agglomerata in ambienti per la massima parte malsani e antigienici”, specifica la Congregazione quando decide di finanziare l’impresa.
Il dispensario apre nel luglio 1926. Doveva chiamarsi Mafalda di Savoia, la secondogenita del re Vittorio Emanuele III, ma poi viene preferita la dedicazione alla Regina Elena, sua madre.
Fra 1914 e 1924, il dispensario di Parma diagnostica 694 nuovi casi di tubercolosi su 2.137 persone visitate per sintomi sospetti, mediamente 63 nuovi casi all’anno. Se nel 1914 al dispensario si fanno 733 visite mediche, nel 1924 le visite sono il doppio, 1.419. La cura prestata riguarda in gran parte il vitto: un corpo robusto è la miglior prevenzione alla malattia; nel ’24 distribuisce 567 chili di carne, 1.673 litri di latte e 7.185 uova.
La vita del dispensario sul Lungoparma è relativamente breve: nel 1935 sarà trasferito in via Spalato (poi sede di Arpae). Dal ’36, l’edificio diventa allora sede del Gruppo rionale fascista Branchi e nel 1943 della Federazione dei fasci repubblicani. Dal 1946 torna alla sua prima vocazione sanitaria, come ambulatorio medico.


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Succede il 14 di maggio:


