Cultura & Società,  Età contemporanea

12.5.1824. I canti delle donne innamorate di montagna

12 maggio 1824 – Grazie ad Atanasio Basetti possiamo oggi ascoltare i canti delle donne della montagna parmense. Nato a Vairo e morto a Palanzano, medico dei poveri e deputato per tre legislature, Basetti raccoglie le canzoni popolari della valle dei Cavalieri (alta val d’Enza e val Cedra), che in questo 12 maggio 1824 iniziano ad essere pubblicati a puntate sulla Gazzetta di Parma col titolo: “Saggio di poesie contadinesche”.

Basetti proseguirà questa ricerca etnografica per 30 anni. A cantargli le canzone sono sono tutte donne: “Non v’hanno in que’ luoghi giovani vaghe e donne innamorate che non le imparino e cantino e nel saperne molte e nel saperle meglio cantare non mettano il più invidiabile pregio di loro studiata gentilezza”, commenta il suo amico Paolo Oppici, che cura la pubblicazione.

Testi di “amorosi sentimenti così espressi in rime semplicissime più quasi per necessità che per vezzo o per istudio”, scritti in un italiano popolare “incorrotto da ogni forestiero vocabolo”.

Eccone solo alcuni:

Giovane bello dal cappel volante,
una farfalla mi par che tu sia.
Già delle donne n’hai burlate tante
e quella vera non sai quale sia.
Tu n’hai burlate di belle e di brutte
e me ritieni la serva di tutte:
se la serva di tutte mi terrai
servitor d’altre ti ritroverai.
Tu vai vagando come la rota al molino
e delle dame n’hai un centinaio,
ma del cervello come un moscherino.
Tu hai più dame che lo maggio fiori,
tu non ne hai una che ti porti amore;
tu hai più dame che lo maggio foglia,
tu non ne hai una che bene ti voglia.

Un albero di perle caricato,
un giovenino pien di cortesia.
Io credo che dal Ciel tu sia mandato
per farmi consumar la vita mia;
per farmi consumar la vita e il core,
foglia d’ulivo e prezioso amore;
per farmi consumar la vita e l’alma,
foglia d’ulivo e preziosa palma.

Son nato poverino e non son degno
di vagheggiare ‘si nobil creatura;
la povertà la guasta ogni disegno,
ché mi son messo troppo in grande altura;
ma voi per gentilezza vi vuo’ amare,
e tu per povertà non mi lasciare.

Questa partenza mi pare aspra tanto!
Dovere abbandonar così bel fiore!
Mi raccomando alla divina sorte;
questa partenza mi conduce a morte.

Pensi che vestir vogliami di bruno
per una volta che tu m’hai lasciato?
Pensi ch’io voglia far come qualcuno
che per l’amante vassi addolorato?
Tu non avrai giammai questo bel vanto,
ch’io vada addolorata per te tanto.
Se m’ami io t’amo, e se m’odi io t’odio;
se tu mi vuoi del ben, ten vuo’ il cor mio
se mi sprezzi ti sprezzo, e s’altra brami
s’altra desideri tu, altri bramo io;
se segui io seguo e se tu fuggi io fuggo,
se tu ardi per me, per te mi struggo.

Atanasio Basetti
Atanasio Basetti
Palanzano in una cartolina degli anni '50
Palanzano in una cartolina degli anni ’50

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Succede il 12 di maggio:

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