26.2.1538. Assoluzione e niente tasse per chi si imbarca contro i Turchi
26 febbraio 1538 – In tutte le chiese della Diocesi di Parma viene letta la grida che invita ad imbarcarsi sulle navi in partenza per la guerra contro i Turchi.
Da anni, nel Mediterraneo imperversano i pirati del terribile corsaro Khayr al-Din, detto Barbarossa, che razzia e distrugge dall’Andalusia all’Egeo, da Algeri a Tunisi, rendendo schiave decine di migliaia di persone e accumulando bottini favolosi.
A motivo dei suoi tanti successi, il sultano ottomano Solimano il Magnifico lo ha messo a capo della sua flotta e da un po’ Barbarossa si accanisce contro le coste dell’Italia e della Dalmazia.
Papa Paolo III non ne può più e teme possa un giorno arrivare anche a Roma, come già avevano fatto i Saraceni 600 anni prima. Riesce ad organizzare una Lega Santa cui partecipano le maggiori potenze navali cristiane. Lui stesso promette che contribuirà con 30 galere, anche se poi riesce ad attrezzarne solo 27.
Parma, anche se non è una città di mare, è uno dei territori dove va in cerca di soldati e soprattutto rematori, ruolo che in tempi normali svolgono solo i condannati per gravi reati.
Il papa promette a tutti coloro che remeranno contro i Turchi la remissione anticipata di tutti i loro peccati, quattro mesi di paga anticipata, la possibilità di avere parte di bottini e prede, l’esenzione a vita dalle tasse, il diritto di portare sempre armi. Ce ne sono di motivi per convincere chi vuole tentare la fortuna. E chi è in cerca di ragioni ideali per partecipare alla guerra, c’è anche la promessa di grazia per eventuali genitori condannati per qualche delitto. I preti sono invitati a sollecitare gli arruolamenti.
La flotta del papa con i rematori parmigiani si scontrerà con il corsaro Barbarossa in settembre, al largo di Prevesa, costa greca del mar Ionio. Ci sono anche le flotte di Venezia, Genova, Spagna e i cavalieri di Malta. Pur più numerosi, i cristiani perdono, perché le loro navi sono più grosse e il poco vento le rende lente, mentre le piccole imbarcazioni ottomane riescono a manovrare con successo. Quando se la vede brutta, Andrea Doria, comandante della spedizione, si dà alla fuga, abbandonando gli alleati. Khayr al-Din cattura 36 imbarcazioni e 3.000 uomini, che continueranno a renare per il resto della vita, stavolta schiavi; di certo fra loro ci sono anche tanti parmigiani.
La sconfitta di Prevesa e della Lega di Paolo III permetterà al Barbarossa di proseguire con le sue scorribande ancora per sei anni: morirà di malattia senza che nessuno lo abbia mai battuto. Solo la battaglia di Lepanto, 33 anni più tardi, frenerà le scorrerie degli Ottomani sulle coste italiche.

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Succede il 26 di febbraio:


