21.4.1917. Guerra e fame: in tavola anche gli animali non sani
21 aprile 1917 – In città resta così poco da mangiare, che il sindaco Erminio Olivieri, in accordo col prefetto Adolfo Cotta, ordina che si possa consumare anche la carne di animali non perfettamente sani.
Come nel resto del Paese, a causa della guerra già da inizio gennaio, anche a Parma la vendita di carne è razionata. Ogni provincia ha limiti di consumo diversi, decisi da apposite commissioni locali. Il giovedì e il venerdì la vendita della carne è proibita in assoluto, che sia fresca, in scatola o che siano salumi, tanto nei negozi quanto nelle osterie e nei ristoranti.
Limitazioni ci sono anche per molti altri alimenti, come il pane, lo zucchero, il lardo, il formaggio, gli insaccati. Li si compra solo con la tessera, per registrare chi già a avuto le sue dosi. Chi perde la tessera, non può avere più nulla. A chi presenta una tessera non propria, viene levata anche la sua, per punizione. E meno male che c’è la tessera, perché i cibi ancora a libero mercato, come il latte, riescono ormai a comprarli solo quelli che nelle botteghe riescono a cacciare fuori gli altri a gomitate oppure chi ha abbastanza soldi da far alzare enormemente il prezzo.
Di certe sostante, come il caffè, non ce n’è proprio più; allora si sostituiscono con dei surrogati: la cicoria.
È in questo contesto che per aumentare le quantità sulle tavole dei parmigiani viene stabilito che si possa mangiare quel che fino al giorno prima era considerato insano. L’ordinanza del sindaco di questo 21 aprile 1917 permette l’acquisto di carne di animali non macellati a Parma, fino ad un chilogrammo a persona, compresi animali uccisi non per l’alimentazione umana, ma “di necessità”, cioè perché ammalati o molto vecchi.
Chi vende a peso il suo anziano cavallo, mucca, capra, maiale… dovrà però accontentarsi di un meno soldi di quelli pagati per le bestie sane: “sono considerati di bassa macelleria e perciò dovranno essere vendute ad un prezzo inferiore, che, in ogni caso, non potrà superare la metà di quello fissato per la vendita di carni appartenenti ad animali perfettamente sani”.
I parmigiani faranno la fame ancora per qualche anno.

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Succede il 21 di aprile:


