Cultura & Società,  Medioevo

23.7.1406. Il notaio numero uno

23 luglio 1406 – Pietro De Puviani, figlio di Giovanni, abitante nella vicinia di Tutti i Santi (zona via Bixio) è il primo notaio registrato nella matricola del Collegio notarile di Parma. La sua iscrizione viene registrata dal collega Giacomo De Malusi in questo 23 luglio 1406.

Intendiamoci, non è il primo notaio di Parma; i notai in città esercitano almeno dal X secolo. Ma il suo è il primo nome nel più antico codice sopravvissuto che registra le persone ammesse al Collegio: ha il numero 1. Probabilmente è il primo ad essere ammesso al Collegio dopo una riforma degli statuti e della matricola decisa nel 1385, per riportar ordine dopo gli anni della peste.

È un gruppo ristretto quello dei notai parmigiani, di poche decine di persone: in tutto il Quattrocento, non arrivano a cento. Ma data l’importanza del loro ruolo – stabilire e conservare diritti e privilegi di ogni cittadino – destinato pian piano a crescere di numero. Nel Cinquecento i notai del Collegio di Parma sono circa 200 e altrettanti nel Seicento. Senza contare quelli degli altri Collegi nel frattempo fondati nel comitato. A Borgo San Donnino (Fidenza) un Collegio notarile c’è dalla fine del Trecento; a Busseto gli statuti sono approvati il 2 luglio 1533; a Bardi sorge nel 1605; a Borgotaro nel 1757.

Per diventare notai occorre avere almeno 20 anni di età e aver completato un praticantato. Fra Medioevo ed Età moderna, la nomina di un notaio pare l’investitura di un cavaliere. Stabiliscono statuti e consuetudini parmigiane che l’aspirante si inginocchi di fronte al vescovo, da cui riceve una penna e della pergamena. Poi, ponendo la mano destra sulla Bibbia, giura recitando il prologo del Vangelo secondo Giovanni e promette si restare onesto, di tutelare orfani, vedove, infanti, chiese ed ospedali e di non usare mai pergamene riciclate (cosa che invece facevano i notai fino al 1200, causando così la perdita di moltissimi atti, cancellati per riutilizzare il supporto).

Nei giorni immediatamente successivi all’investitura, il novello notaio può finalmente sostenere l’esame per l’ammissione alla matricola, di fronte ad almeno quattro esaminatori. Deve stendere un rogito, dimostrando di conoscerne le parti, le formule e di saper scrivere in buon latino. Se promosso, sarà iscritto anche lui per la vita alla matricola, proprio come Pietro De Puviani, figlio di Giovanni.

Notai nel Quattrocento, miniatura dalla Matricola dei notai di Perugia, XV secolo
Notai nel Quattrocento, miniatura dalla Matricola dei notai di Perugia, XV secolo

——————————

Succede il 23 di luglio:

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.