21.7.1861. Nasce la preistoria
21 luglio 1861 – In una lettera di Bartolomeo Gastaldi a Pellegrino Strobel, viene ipotizzata per la prima volta la preistoria parmense.
I due sono pionieri dello studio delle epoche più remote. È stato Gastaldi, un anno prima, a suggerire a Strobel, appena nominato professore di Storia Naturale, a far ricerche nelle “marniere“, quelle aree nelle campagne dove i contadini vanno a scavare terra buona per concimare i campi, terra nera, grassa, in mezzo alla quale non di rado si trovano cocci e oggetti strani.
Strobel, che prima di allora si era occupato quasi solo di molluschi, segue l’idea e – con la collaborazione del suo giovane assistente Luigi Pigorini – fa una straordinaria scoperta. Proprio in questo luglio 1861, a Castione Marchesi, a metà strada fra Borgo San Donnino e Busseto, trova il più esteso insediamento preistorico della Pianura padana.
Ancora non lo sa. Lo intuisce Gastaldi, leggendo i resoconti degli scavi che Strobel gli spedisce per lettera giorno dopo giorno, con montante entusiasmo. Il ritrovamento determinante è un palo, infisso in verticale: una cosa così, ha senso solo se un tempo qui c’era l’acqua, una palude, e qualcuno che vi ha costruito una palafitta in mezzo.
Prima del 1861, era stato ipotizzato che le “marniere” fossero nell’antichità siti di riti di epoca romana, nel corso dei quali sarebbero stati fatti grandi fuochi. Ora gli studiosi cercano più lontano nel tempo. Strobel ipotizza che si possa risalire ad attività alle tribù di Galli Boi, attorno al 450 a.C.. Ma proseguendo con gli scavi, si comprende di trovarsi a contatto con epoche ancor più remote. Già nel 1863, Pigorini ha capito che la terramara di Castione è un sito dell’Età del bronzo.
Lo scavo di questa enorme scatola del tempo continua per molti anni. Solo nel 1874 potrà dirsi completo.
Emerge una grande palafitta, con travi appoggiate su pali, sulle quali dovevano stare delle capanne.
Pigorini dice di essersi trovato davanti ad “una miniera paletnologica”. Tutti i materiali recuperati vanno al Museo Archeologico di Parma; sono un dono di Lodovico Ugolotti, proprietario del terreno: a fine Ottocento, la Legge gli avrebbe anche consentito di venderli, ma per fortuna dei posteri è generoso.
Sono manufatti di legno, di osso, di corno di cervo; punteruoli, spatole, pettini, punte di lancia, vasi, quasi tutti di pasta nero lucida, manici di attrezzi che dovettero servire alla caccia, ma forse anche all’agricoltura. A dispetto del nome dell’epoca, sono pochissimi gli oggetti in bronzo, perché il metallo doveva essere cosa rara in questa pianura.
Il 18 maggio 1875, il sito di Castione verrà visitato dal ministro della Pubblica istruzione Ruggiero Bonghi. È in questa occasione che il ministro lancia la proposta di fondare a Roma un Museo Paletnologico nazionale, che sarà poi effettivamente allestito proprio da Pigorini.
Scoperte come questa hanno un grande impatto culturale: per la prima volta bisogna ammettere che esistettero civiltà più antiche di quelle di epoca classica, idea che ancora alla fine dell’Ottocento incontrano resistenze, un poco alla volta superate dalle evidenze della ricerca archeologica.
Come si comprenderà più avanti dai successori di questi pionieri dello studio della preistoria, i villaggi terramaricoli sorgono fra XVII e il XVI secolo a.C. e restano abitati fino al 1200 a.C., quando, forse per un cambiamento climatico o per l’eccessivo sfruttamento dei terreni, vengono tutti abbandonati. E sigillati dalla terra fino agli scavi di Strobel e Pigorini.

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Succede il 21 di luglio:


