Cronaca,  Epoca Moderna

28.5.1521. Angherie impunite di bargelli grassatori

28 maggio 1521 – Le autorità di Parma denunciano una serie di ufficiali di polizia che stanno abusando della loro autorità per rubare ed estorcere denaro, anche attraverso arresti arbitrari e omicidi.

Questi ufficiali sono Francescone, Sebastiano da Samper, Carlo dalla Piazza, Gatello e altri, tutti nominati bargelli dai nuovi signori del Ducato di Milano – di cui fa parte anche Parma –, ovvero i rappresentanti in Italia del re di Francia Francesco I.

Da questo 28 maggio e per tutto il mese seguente, il Comune di Parma invia a Milano esposti contro i soprusi di questa gente. Nelle loro lettere riferiscono che

sotto pretexto de prehendere banditi, vanno a la campagna cu gente da piede et da cavallo [fanti e cavalieri] a le spese della povera gente, et fanno molti presoni, ma tutti li lassano extorquendoli bone summe de ducati [arrestano molta gente, liberandola estorcendo denaro]”. “Ruvinano el mondo”. “Se potrebbe dire havere loro in preda tuto il paese, perché pigliano tuti li contadini quali presumono habiano dinari, et a loro li estorqueno”. “Fanno bottini de robe, bestiami et infino a pigliare li corali dal colo a li puti [prendere le collane di cuoio dal collo dei bambini]”.

I bargelli colpiscono soprattutto la montagna. Una volta, ad esempio, una banda di questi soldati predoni ha preso di mira la Valle dei Cavalieri, imperversando per otto giorni: hanno bruciando Vairo, chiesa compresa, e rubato il bestiame di tutte le fattorie. Per non subire la stessa sorte, alcune ville pagano una tangente: Cozzano, Castrignano, Neviano… versano 20 scudi ciascuna. Anche tante singole persone offrono soldi per salvare le loro case dalla razzia.

Per tutto giugno, gli ambasciatori parmigiani a Milano chiedono udienze e incontrano persone per cercare di mettere un freno a questa piaga. Ma si scontrano con tanti muri di gomma. Con varie scuse, gli interpellati prendono tempo o riversano la questione su altri: uno scaricabarile inconcludente.

Pare che tutti quegli ufficiali corrotti e violenti siano stati inviati nel parmense dal potente barisello di Cremona, Graziano. Questo, informato, dice che sono solo menzogne e minaccia di querela gli ambasciatori. Nessuno è disposto a intervenire, anche perché i bargelli sono ben attenti a far arrivare parte dei bottini alle persone giuste…

Nessuno dei bargelli grassatori verrà mai punito. Sarà la fine del dominio francese sul parmense a far sparire tutta quella gentaglia.

Soldati e civili in un dettaglio di uno degli arazzi fiamminghi del dedicati alla Battaglia di Pavia, 1530 ca., Museo di Capodimonte, Napoli
Soldati e civili in un dettaglio di uno degli arazzi fiamminghi del dedicati alla Battaglia di Pavia, 1530 ca., Museo di Capodimonte, Napoli

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