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22.10.1975. Scandalo edilizio travolge Parma

22 ottobre 1975 – Il Comitato di lotta per la casa guidato dalla passionaria Cristina Quintavalla, denuncia le scandalose politiche edilizie della giunta guidata dal sindaco Cesare Gherri. La “lenzuolata” in piazzale della Pace – è su lenzuola appese che sono presentati progetti e documenti – provoca un terremoto politico tanto forte da travolgere un’intera generazione di politici.

Il Comitato punta il dito sul progetto di un grande comparto direzionale da fare a sud di via Montebello, fra il torrente e via Pastrengo, che nella pianificazione municipale ha improvvisamente sostituito un quartiere di case popolari. Non solo: ai costruttori, che hanno comprato i terreni ai prezzi Peep, sta per essere concessa una licenza edilizia per oltre mezzo milione di metri cubi, il doppio di quanto preventivato per le case, una dimensione che potrebbe assorbire la gran parte della cubatura massima concessa dalla legge.

È un vaso di Pandora che perde il coperchio.

Le rivelazioni del Comitato sono molto circostanziate, abbastanza da spingere la Procura ad aprire un’indagine. Già sei giorni dopo la manifestazione, scattano i sequestri di fascicoli in Comune. E allora da questo singolo caso, se ne scoprono molti altri. L’indagine si allarga a circa trenta diverse iniziative edilizie, tutte sospettate di gestione al di fuori delle norme, sempre per favorire qualcuno, che in più di un caso ha versato tangenti in cambio di ingiusti aiuti.

La magistratura spulcia le carte di tutti i progetti edilizi degli ultimi anni, mettendo a nudo una insana rete di favori occulti fra amministratori e costruttori. Fra febbraio e aprile ‘76 sono arrestate sette persone. Trentasette quelle indagate, fra tecnici, imprenditori ed esponenti di Pci, Psi e Dc.

Tra i vari casi venuti alla luce, un altro scandalo riporta il Comitato e i suoi lenzuoli in piazza nell’aprile 1976, quello di un nuovo comparto di case popolari stranamente unifamiliari, da fare vicino a via Sidoli: per la gran parte sono già state promesse a prezzi irrisori a politici locali e non!

Come ha scoperto tutto questo, il Comitato? Probabilmente, a far trapelare le prime informazioni, quelle sul direzionale di via Pastrengo, sono state imprese edili escluse dall’affare. Ma anche qualche addetto ai lavori coscienzioso, come l’architetto Alberto Mambriani, aiutano a chiarire le reali dimensioni del problema.

Le indagini penali si chiudono nell’agosto 1978 e nel febbraio successivo inizia il processo, con 25 rinvii a giudizio. Per arrivare alla sentenza occorre oltre un anno: 18 condanne. Ma dopo due passaggi in appello e due in cassazione, il numero si riduce notevolmente. Alla fine, nel 1984, vengono confermati verdetti di colpevolezza solo per l’assessore all’Urbanistica Paolo Alvau e per l’onorevole socialista Attilio Ferrari.

Senza attendere sentenze, però, in tutti i maggiori partiti lo scandalo edilizio travolge gli uomini di punta. Messi alla gogna per mesi e mesi, un po’ alla volta si dimettono tutti. Il sindaco Gherri, pur scagionato molto presto, lascia l’incarico il 28 luglio 1976. La nuova Giunta avrà tutt’altro atteggiamento di fronte alle richieste dei costruttori, cancellando gran parte dei progetti presentati, leciti o illeciti che siano.

Cristina Quintavalla, leader del Comitato di lotta per la casa che permise di scoperchiare la rete di favori illeciti fra politici e costruttori a Parma della prima metà degli anni '70
Cristina Quintavalla, leader del Comitato di lotta per la casa che permise di scoperchiare la rete di favori illeciti fra politici e costruttori a Parma della prima metà degli anni ’70

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Succede il 22 di ottobre:

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