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25.6.1926. Il crac del secolo: in bancarotta la banca di Lusignani

25 giugno 1926 – Arrestato a Firenze il politico e banchiere parmigiano Luigi Lusignani. La sua banca è fallita un paio di settimane prima, un crack che scandalizza l’intero Paese. Subito tradotto a Parma, Lusignani si suiciderà un anno più tardi, prima della sentenza di condanna. Termina così la vita di una delle personalità meno limpide del primo Novecento a Parma.

Brillante avvocato, convinto massone, arrivista, arrampicatore, spregiudicato, polemista senza scrupoli, per un quarto di secolo Lusignani ha fatto parlare di sé dentro e fuori la città, e ha sparlato di tutti. Fino a restare senza più amici.

Esponente liberale, docente universitario, fondatore del movimento dei proprietari agrari, nel 1901, all’età di 34 anni, è nominato sindaco di Parma. Pare l’inizio di una brillante carriera politica. Invece, l’astro prende presto a precipitare.

Lusignani usa il denaro in maniera più che disinvolta. Versa tangenti, prende per suo quel che dovrebbe essere di tutti, mescola interessi di gruppi e istituzioni diverse.

Quando nel 1906 viene rimosso dal municipio, è proprio perché si sono scoperti i maneggi nel bilancio del Comune. Luigi Lusignani reagisce scompostamente, accusando molti suoi oppositori di aver beneficiato dei suoi finanziamenti illeciti, e si ritrova messo da parte.

Ma non si arrende. Prova a ricostruirsi una posizione ripartendo dagli Agrari, e quasi sembra esserci riuscito quando, nel 1919, fonda una banca, con sede in piazza Garibaldi, che dovrebbe finanziare le nuove filiere agricole. I soldi li ha ricavati da affari fatti con l’esercito negli anni della guerra, come forniture di legna, anche questi poi contestati come fraudolenti (Giacomo Matteotti, in interrogazioni alla Camera, chiese inutilmente che fosse fatta chiarezza). Abbastanza soldi da comprare nel 1921 pure il titolo di conte.

Ma ancora una volta i numeri vengono maldestramente piegati a vantaggio di lui che li gestisce, con falsi in bilancio e speculazioni sbagliate e spese ingiustificabili. A far saltare in aria la polveriera sono le faide fra fazioni locali del nascente fascismo, al quale anche Lusignani aderisce entusiasta, stringendo alleanza in particolare con Roberto Farinacci.

Di questo caso parla tutta Italia: è uno dei maggiori dissesti finanziari della prima metà del Novecento. Sono decine le persone arrestate, anche se poi ci saranno condanne per solo due di loro. Il fallimento della Banca popolare agricola lascia un buco di 37 milioni di lire, che nel 1926 sono un notevolissimo capitale. La bancarotta fraudolenta del 1926 ricorda per clamore il crack Parmalat che verrà 80 anni più tardi. Il decesso di Lusignani, invece, è il precedente di un’altra morte famosa, quella di Raul Gardini: come lui, Lusignani si toglie la vita, salvando così da nuove accuse tutti coloro di cui avrebbe potuto parlare nel corso del processo (leggi “Farinacci”).

La sera dell’11 aprile 1927, nel carcere di Reggio Emilia, dove è stato trasferito dopo una tentata fuga e un primo tentato suicidio in cella a San Francesco, Luigi Lusignani ingerisce una grossa dose di barbiturici; nonostante la lavanda gastrica eseguita al mattino, morirà il giorno seguente. Fra coloro che esprimono condoglianze alla famiglia, c’è l’anziano Giovanni Giolitti.

Caricatura di Luigi Lusignani,
El lovet : giornale settimanale, umoristico, satirico, pupazzettato, 28 febbraio 1915
Caricatura di Luigi Lusignani,
El lovet : giornale settimanale, umoristico, satirico, pupazzettato, 28 febbraio 1915

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